Il Tenente della Polizia di Chicago, Jonathan Perry, deve indagare su di un comunissimo caso di omicidio. Peccato che l’anziano pellirosse barbaramente ucciso nel suo appartamento sia ancora vivo ed è l’unico a collaborare con lui nelle indagini. Qualcuno non vuole che il poliziotto scopra la verità. Ma qual è? E che cos’è realmente Gateland, l’Associazione Umanitaria che sembra permeare ogni livello della nostra Società?
mercoledì 1 ottobre 2014
E-money
lunedì 16 giugno 2014
Ribellione islamica nel Turkestan: Pechino risponde con la repressione
Il postribolo degli Dèi
mercoledì 14 maggio 2014
Bufale? No grazie, soprattutto quelle dei giornali delle Lobbies! La voce non scientifica di chi tenta di “smontare” l’esistenza delle Scie Chimiche
martedì 13 maggio 2014
L’arte non è un hobby ma una sofferta scelta di vita
mercoledì 16 aprile 2014
Enfante terrible
Tratto da Enfante terrible di Pier Giorgio Tomatis
Capitolo Uno/
Una piccola città
Non so che cosa mi spinge a raccontare ciò che ho visto e sentito in quegli anni. Forse si tratta di un grave rimorso della coscienza. Certo non posso dimenticare che Villar Perosa è una piccola città della Val Chisone, a poche decine di chilometri da Torino, e molti sono convinti che per questo fatto non ci si possa aspettare grandi cose da essa. Alcuni scienziati e filosofi hanno determinato con approfonditi studi che c’è un nesso tra certi avvenimenti e la loro grandezza con il numero degli abitanti di un luogo. Secondo quanto affermano questi esimi e stimati professori le periferie delle grandi città non possono ospitare grandi eventi. Non sono d’accordo. Tuttavia, e me ne dispiace, non ho argomenti per controbattere tale tesi. La stessa storia che vi sto per narrare non fa parte dei cosiddetti grandi eventi. E’ uno spaccato di realtà di provincia in cui tutti sanno tutto di tutti. Anch’io. Di questa storia conosco tutto ciò che si mormora in paese ed anche di più.
Una trentina d’anni orsono uno stimato professionista locale convolò a nozze con una ragazza poco più giovane di lui. I due innamorati si sposarono in chiesa il 4 di ottobre, giorno dedicato a San Alessandro d’Assisi. La cerimonia fu solenne. Il clima mite ed il sole illuminava il sagrato quasi a sottolineare una sorta di benedizione divina. I due sposi erano ben conosciuti in paese e tutti avevano voglia di far parte della grande festa. Villa De Carli tenne aperti i cancelli per tre intere giornate. Una ditta di catering era a completa disposizione degli ospiti dalla mattina, per colazione, fino a sera, per la cena a buffet. Un gruppo musicale, i Labirinto Twins di Piero Vallero allietavano i presenti con uno spettacolo di quindici minuti ogni ora. Non si badò a spese ma non fu questo che rese quel giorno degno di essere ricordato. Tutti in paese amavano la nuova signora De Carli e l’Architetto Tullio e l’aspetto consumistico della cerimonia non fece altro che confermare il legame esistente con i villaresi. Di li a qualche mese, un’altra buona notizia appassionò la comunità locale. La signora Elide mise in mostra un inequivocabile pancione e la città si preparò ad assistere ad un nuovo lieto evento. C’è da dire che dopo un inizio tranquillo questo quadretto idilliaco cominciò ad incrinarsi. La donna si mostrò sempre più affaticata e sofferente e le visite dal ginecologo di fiducia, il Dottor Palmese, si fecero sempre più frequenti. La gente si strinse attorno alla famiglia. I vicini di casa aiutarono la signora Elide nel travaglio e le amiche più care, praticamente, pernottavano a Villa De Carli. Più ci si avvicinava alla meta, più le sofferenze della donna si facevano assai serie e preoccupanti. Vennero consultati anche altri medici specialisti ma tutti confermarono che non si era giunti a superare il livello di guardia. La signora Elide doveva elevare da sola la propria soglia del dolore e affrontare il parto con più coraggio e determinazione. Quasi avesse sentito queste parole, il 2 di settembre nacque un bambino: una femmina di 2,720 chilogrammi. Le fu dato il nome di Marina. L’idea nacque quando la portarono in piscina. Entrambi i genitori erano convinti sostenitori della idroterapia???? e vollero immergere la bimba in acqua fin dalla nascita. Come il tenero cucciolo scoprì quel nuovo elemento si mosse con una rapidità ed una precisione da sembrare che fosse nata per nuotare. I genitori si inorgoglirono e sembrava che nulla potesse turbare la loro felicità. Con la crescita la bimba mostrò buona capacità nello studio ed una particolare predilezione per gli animali. Gatti, cani, cavalli, Villa De Carli cominciò a sembrare più un luogo di allevamento che la dimora di una famiglia di ceto medio-alto. I primi insegnanti della bambina erano entusiasti. Lei apprendeva con facilità e si applicava in ogni materia. Nessuno seppe però spiegare ai coniugi De Carli il motivo per cui Marina legasse più con gli animali e lo studio che con gli altri coetanei. La spiegazione più ricorrente era quella di un carattere ancora acerbo, riservato, introverso e timido. Alla tenera età di sei anni si perse nel bosco e tenne in ansia il paese per quasi due ore. Venne ritrovata in un piccolo anfratto nella roccia, una sorta di ossario dove gli animali andavano a morire. La bimba si mostrò spaventata ed in pena e il suo commovente abbraccio ai genitori fu immortalato in una foto che finì in prima pagina su tutti e due i settimanali locali del pinerolese. Nessuno sembrò dare peso al luogo del ritrovamento reso drammatico dalla presenza di tutti quegli animali. I soccorritori non pensarono di controllare minuziosamente quel tratto di terreno e dedurre che cosa potesse essere accaduto. Dopotutto, la bambina era stata ritrovata, non era stata sporta alcuna denuncia e nemmeno l’ASL locale ritenne importante delimitare l’accesso ad una zona piena di carogne di animali. Nessuno diede peso alla cosa. Tranne Danilo Tacchino. Villarese DOC, allevatore e pastore, lui conosceva molto bene la natura e gli animali. Tutti gli riconoscevano un autentico fiuto tanto che se si perdeva qualche bestia tra i boschi era sempre in grado di ritrovarla. Senza l’aiuto dei cani. Scovava le tracce, annusava gli odori, Danilo fu d’aiuto nel ritrovamento e quando l’attenzione fu rivolta verso la bambina diede un’occhiata alle tracce, alle carogne, per ricostruire l’accaduto. Notò subito che la morte di ogni bestia risaliva a pochissimo tempo prima e questo particolare lo inquietò parecchio. Quale animale era in grado di ferire mortalmente sei roditori, tredici uccelli, due capretti senza percepire la presenza di un essere umano indifeso a poca distanza? Se non c’era alcun segno di denti, di morsi, come era stato possibile spezzare ali, zampe, colli? Difficile pensare ad un istinto suicida collettivo. Danilo cercò per anni una soluzione al suo dilemma e poco prima di morire mi confidò che in cuor suo aveva sempre immaginato quale fosse la terribile risposta.
domenica 16 marzo 2014
Dal Vangelo secondo Matteo
Egregio neo Presidente del Consiglio vorrei conoscere la sua opinione relativa alla situazione economica attuale. La crisi che sta falcidiando le nostre tasche, menti e uccide i nostri simili, viene accreditata (mi perdoni il gioco di parole) al peso del “debito pubblico”. Ad un numero sempre più vasto di Paesi (come l'Italia, la Grecia, ecc.) viene chiesto di arrestarne la crescita e di affrettarne il rientro. Tale risultato, nella Storia, è stato ottenuto solo con una politica di esportazione aggressiva e di protezionismo nazionale. Entrambe queste opzioni non trovano riscontro nelle politiche economiche dei governi italiani degli ultimi anni. E questo, mi permetta il giudizio, è un nostro problema. Tuttavia, ne esiste anche un altro ben più grave e che ci vede protagonisti solo marginali. Molti storici vedono la Seconda Guerra Mondiale come figlia legittima della cattiva gestione della fine della Prima. I Paesi vincitori del conflitto hanno pensato di risolvere il problema della ricostruzione interna usando lo stesso espediente del dopo guerra franco-prussiana (e cioè il concetto che il suo intero costo dovesse essere addebitato interamente e velocemente allo Stato soccombente). La Germania, però, era uscita stremata dal conflitto e la sua crisi provocò tutti i contraccolpi che portarono all'ascesa della follia collettiva chiamata nazismo. Si può affermare che senza il disastroso humus economico di quegli anni Hitler ed i suoi accoliti avrebbero avuto più difficoltà ad affermarsi nel proprio Paese e nei propositi bellici che tutti conosciamo. La situazione odierna non è quella di un Europa devastata dalla distruzione di un conflitto bellico, tuttavia si possono notare pericolosi segnali che riportano a quei tempi. Anche oggi ci sono Stati “virtuosi” che pretendono dagli altri (meno virtuosi) il pagamento di debiti indipendentemente dalla possibilità di questi ultimi di far fronte a tali impegni. A suo modo di vedere, signor Presidente, esiste una alternativa credibile a cui aggrapparsi per credere che l'Italia avrà un futuro degno della sua Storia illuminata e un po' meno di quella pre/post bellica?
La ringrazio.
martedì 11 marzo 2014
Valsusini d’America
La storia dei nativi americani è assai simile a quella del movimento NO TAV valsusino e italiano in genere. In entrambi i casi, coloro che hanno vissuto e reso florido un territorio si sono visti spogliati dei propri diritti, defraudati della salute, di un ambiente sano e dell’economia. Lo stesso destino è capitato quando sono stati confinati in riserve. Quelle valsusine, d’accordo, sono molto più ampie di quelle assegnate ai nativi americani ma il concetto resta il medesimo ed in entrambi i casi c’è, o c’è stata, una ferrovia e degli insediamenti di mezzo. Anche per la lotta contro i NO TAV si usano terminologie legate alla volontà dei “ribelli” di fermare il progresso prefigurando, quindi, uno scenario passato, presente e futuro ed un giudizio politico, oltreché economico. In buona sostanza, l’invasore afferma che le comunità di nativi non debbono ostacolare il suo cammino perché foriero di novità positive e benessere per tutti. Sia per quanto riguarda la Valsusa, che per l’America, a invadere questi territori è uno Stato che invoca il diritto del più forte e rivendica una migliore organizzazione militare. Il progresso, il benessere, sono le motivazioni di tale gesto ostile. Dà da pensare il fatto che tra i più accesi sostenitori dell’utilità strategica del TAV vi sia il PD, un Partito che deve le sue fortune elettorali alla coalizione dell’Ulivo che faceva dell’assemblearismo uno dei suoi punti di forza (opponendosi al leaderismo della coalizione avversaria). Come se non bastasse, sembra essere opinione diffusa tra i militanti l’opinione che tale Partito sia l’unico e ultimo strenuo difensore della democrazia partecipata (http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=20c58a494358358d). A tal proposito voglio segnalare un articolo recente che ritengo sia utile per comprendere quale rispetto ci sia da parte degli invasori nei confronti dei vinti (http://www.nativiamericani.it/?p=10735). Dunque, quale futuro si delinea per questa lotta poco di progresso ma tanto di potere? Innanzitutto chiariamo quali sono le aspettative dei “nativi valsusini o comunque italiani”: il movimento di protesta sorto nei primi anni novanta accomuna tutti coloro che criticano la realizzazione di infrastrutture per l'alta capacità e l'alta velocità ferroviaria, ritiene che queste ultime facciano parte di una cattiva gestione dei beni comuni, della spesa pubblica, del territorio e della politica, il costo di tali opere è eccessivo rispetto alla loro utilità ed ha un impatto devastante sull’ambientale favorendo ed incrementando i danni sulla salute umana nei luoghi coinvolti dalle costruzioni. Aggiungiamo che lo Stato invasore, in realtà, fa parte di una comunità di Stati mentre soltanto negli ultimi anni sono nati dei movimenti integrativi NO TAV a carattere Transnazionale. La lotta di rivendicazione dei propri diritti deve certamente passare attraverso le Corti di Giustizia ma deve essere alimentata da un riconoscimento popolare di opinione che travalichi i patrii confini. Si risponde all’invasore, insomma, con la forza della ragione, dando un valido aiuto alla Giustizia in ogni singolo Stato dell’Unione, rovesciando elettoralmente governi incapaci o autoritarismi, facendo cultura e diffondendola in tutti gli strati della società e ricordando sempre che 10 Gandhi farebbero più male all’invasore di 1000 soldati armati. Il Luddismo è preferibile certamente ad una ribellione armata ma non ha mai prodotto risultati storici apprezzabili e condivisibili.
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